Ghittin, il trattato del divorzio e delle parole che contano

È uscito Ghittin, il nuovo volume della traduzione italiana del Talmud Babilonese realizzata dal Progetto Talmud e pubblicata da Giuntina. Un nuovo tassello di un’opera che, trattato dopo trattato, sta rendendo accessibile al pubblico italiano uno dei testi fondamentali della cultura ebraica e del pensiero giuridico di ogni tempo.

Ghittin appartiene all’ordine di Nashim, dedicato al diritto di famiglia, e prende il nome dal ghet, il documento con cui si scioglie il matrimonio ebraico. Per la tradizione ebraica il divorzio non è un atto informale: richiede un documento scritto secondo regole precise, redatto per quella specifica coppia e consegnato alla moglie personalmente o attraverso un incaricato. Il trattato esamina ogni dettaglio: chi può scrivere il ghet, su quale materiale, con quali testimoni, che cosa accade se il messaggero si ammala, cambia idea o non trova la destinataria. Domande che sembrano tecniche, ma che rivelano una preoccupazione profonda: proteggere la donna da situazioni di incertezza e garantire che un passaggio così delicato avvenga con chiarezza.

È proprio in Ghittin che compare un’espressione destinata a una lunga fortuna: tikkun olam, la “riparazione del mondo”. Nel trattato indica una serie di provvedimenti introdotti dai Maestri per correggere storture del sistema e tutelare chi rischiava di essere danneggiato. Un concetto nato in ambito giuridico che, nei secoli, è diventato sinonimo di impegno per la giustizia e il bene comune.

Ma Ghittin non è solo diritto. Tra le sue pagine si trovano alcuni dei racconti più celebri dell’intero Talmud, a partire dalla storia di Kamtza e Bar Kamtza: un invito recapitato alla persona sbagliata, un’umiliazione pubblica, un silenzio colpevole. Secondo i Maestri, da quell’episodio prende avvio la catena di eventi che porterà alla distruzione del Secondo Tempio. Accanto a questa pagina c’è quella di Rabban Yochanan ben Zakkai, che lascia Gerusalemme assediata per salvare ciò che conta davvero: lo studio, i maestri, la possibilità di un futuro per il popolo ebraico.

Il trattato si chiude con un’immagine di rara intensità. Dopo la discussione sulle ragioni che possono giustificare un divorzio, il testo ricorda che quando un uomo divorzia dalla moglie della sua giovinezza, persino l’altare versa lacrime. Il rigore della norma non cancella mai il peso umano delle scelte.

La traduzione di Ghittin, come quella degli altri trattati, è frutto del lavoro di un’équipe di traduttori, revisori ed esperti, supportato dalla piattaforma TRADUCO sviluppata con l’Istituto di Linguistica Computazionale del CNR. Un metodo che unisce lo studio tradizionale e le tecnologie più avanzate, per offrire un testo rigoroso e allo stesso tempo leggibile.

Ghittin è disponibile in libreria e online. Per conoscerlo meglio, sui canali del Progetto Talmud è disponibile il video di presentazione

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